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REVIEW

a cura di Michele Lotta

Salvatore Amara & The Easy Blues Band  Blues Is By My Side

A due anni esatti da "The Blues Catcher", ritorna la blues band sarda più amata ed accreditata dell'isola con un CD tutto nuovo. Nel frattempo però Salvatore Amara (leader indiscusso della Easy Blues Band) non è rimasto con le mani in mano, sarebbe in antitesi con il suo DNA. Nel 2015 è stato infatti pubblicato il suo libro "Un Salto Nel Blues" (ed. CUEC), un lavoro davvero ciclopico concretizzatosi in ben 517 pagine sulla storia della musica nera fino al rock degli anni settanta.
Grande dinamismo e voglia di fare che si riflettono anche nella sua musica. Un vero "folletto" con la chitarra, Amara dispone anche di una voce potente, estremamente adatta al genere. I suoi spettacoli sono molto partecipati e ritengo opportuna, a tal proposito, una citazione per il ruolo importante svolto dal fratello Mauro (chitarrista e tastierista), sempre al suo fianco nelle circostanze che contano ed autentico alter ego nello svolgimento degli show.
Seppur ruotando su un solido fulcro costituito dal blues, il nuovo "Blues Is By My Side" ne mostra le diverse espressioni ed evoluzioni. Come per il lavoro precedente, è tutta farina del sacco di Amara, autore di undici delle tredici tracce di cui è composto il CD. Una prolificità compositiva ammirevole che contribuisce a rendere sempre attuale la "dialettica" della sua musica.
Il boogie, per iniziare, con "Rainy Day" (apertura più coinvolgente non poteva esserci), dal quale si passa senza battere ciglio ma con analoga enfasi, al country in "It's All Over" davvero divertente e con "innesti" a sorpresa... "The Slider" è un rock blues dal sapore seventies con la bella armonica di Paolo Demontis in primo piano e precede uno dei miei brani preferiti: un funky molto dinamico che si chiama "I Pray". Dopo tanto ritmo arriva un momento di riflessione con "Why?", brano dal gusto jazzy impreziosito dall'organo di Mauro Amara che prelude al rock'n'roll alla Jerry Lee Lewis "The Gambler" nel quale piano e chitarra si "inseguono" come nella migliore tradizione. "I'm Gonna Loose my Babe" è un gustoso boogie dal sapore westcoastiano che pare uscito dal repertorio di Hollywood Fats. Arriva quindi il momento per uno slow blues, "B Blues", nel quale trova opportuno sfogo la chitarra di Amara.
Non mi pare il caso di dirvi proprio tutto, lascio a voi il piacere della scoperta, anche perchè le sorprese non sono affatto finite. Solo un accenno  alle due cover di cui vi parlavo in apertura: "Honky Tonk Blues" di Jelly Roll Morton ed il traditional "The House Of The Rising Sun", rivisitate con la personalità che dovrebbe sempre caratterizzarle.
Grazie al prezioso apporto dell'etichetta Green Studio Production che ha coprodotto l'album, continua l'avventura musicale di Salvatore Amara e della sua Easy Blues Band con questo "Blues is By My Side" che costituisce una conferma della qualità dei nostri. Tra i dischi più interessanti dell'anno.

Salvatore Amara  vocals, guitar, dobro 
Mauro Amara  keyboards, guitar
Roberto Loi 
bass
Paolo Demontis  harmonica
Fabio Cuccu  drums
 
facebook.com/Salvatore-Amara-The-Easybluesband


Andrea De Luca  Blues Trio

Nuono album per Andrea De Luca ed il suo Blues Trio. Andrea è un chitarrista e cantante con varie esperienze maturate sin da giovanissima età. Dal suo curriculum si legge che nel 2004 registra il disco "Enjoy Yourself" e nel 2007 apre presso l'Università di Tor Vergata il concerto del sommo maestro Ennio Morricone. Lo troviamo nel 2010 come componente della Jona's Blues Band (con la quale ha militato per circa quattro anni, condividendo per un certo periodo l'attività con il suo Blues Trio) nel disco "Back To Life" assieme ad ospiti del calibro di Herbie Goins, Harod Bradley, Mario Donatone, Marco Meucci, ed altri (vedi archivio recensioni). Dal 2014 è docente presso Musica Incontro a Roma.
Il 2016 è l'anno del cd "Andrea De Luca Blues Trio" che rappresenta la summa delle sue qualità di bluesman. Il lavoro è prevalentemente costituito da cover abbastanza note tra le quali spiccano tre brani firmati da De Luca che, in realtà, si adattano perfettamente al sound complessivo riuscendo a combinarsi con gli standard grazie ad un gusto decisamente personale, senza che questi ultimi risultino - come spesso accade - dei tentativi di imitazione o, se preferite, delle copie conformi. Per la cronaca, "Back To Life" e "I Was Born" (due dei tre originali) erano già compresi nel succitato disco della Jona's, sebbene qui siano stati totalmente riarrangiati.
Si comincia con la trascinante "Blow Wind Blow" di Muddy Waters, rinvigorita in un brillante rock blues. Quindi l'arcinota "Good Morning Little Schoolgirl" riproposta in versione funky nello stile caratteristico del blues trio. "Back To Life" è un blues in cui fa la sua comparsa la lap steel, in un contesto che definirei (come si diceva un tempo) semiacustico. Ritorna l'elettricità con "Alone", altro brano di Andrea De Luca, dal forte sapore rock. In un altalenarsi di ritmi, si scende improvvisamente verso il sinuoso slow blues "Come Back Baby" di Ray Charles nel quale il chitarrista romano ci mostra le sue ottime doti strumentali.  Ancora "If Six Was Nine" di Hendrix, un vero tuffo nel passato; "Rock Me Baby", smontata e ricucita per l'occasione; "Shadows In The Rain" di Sting in una rielaborazione soul abbellita dal piano Rhodes dell'ospite Martino Onorato. Infine l'originale "I Was Born", con la lap steel ancora in evidenza ed il Blues rurale che fa la sua apparizione con tanto di voce "invecchiata".
Questo è "Andrea De Luca Blues Trio", un lavoro in cui c'è tanta roba di buona qualità. Un disco da ascoltare ed ulteriore conferma che in Italia si continua a produrre Blues di ottimo livello grazie ad artisi cresciuti nei club sparsi lungo tutta la penisola ed oggi in grado di affrontare qualunque platea.

www.andreadeluca.net

Andrea De Luca  guitar, lap steel, vocals
Mimmo Catanzariti  bass
Luca Trolli  drums
guest
Martino Onorato  piano Rhodes


Paolo De Montis  Loopin' The Blues

Paolo Demontis è un armonicista di Torino ben noto ai bluesofili italiani ed in particolare agli amanti dello strumento. Musicista da diversi anni, già dal 1998 intraprende l'attività didattica presso la prestigiosa JazzSchool di Torino. L'attidudine all'insegnamento è una sua caratteristica peculiare che, quando non è impegnato ad esibirsi, propone con i suoi stage in diversi Blues festival. Nel 2013 apre il sito Easyharp che diventa in breve un punto di riferimento per i cultori. 
Demontis ha prodotto due album: "AOBlues"  nel 2011, con la Harpin' On Blues Band, e questo nuovo "Loopin The Blues", pensato, composto e realizzato, da solo. 
Se i primi anni l'hanno visto  esibirsi con diverse formazioni in maniera tradizionale, da qualche tempo Paolo si dedica intensamente all'attività di "modern one man band" (come si autodefinisce). Pur non abbandonando il ruolo classico dell'armonicista (ha fatto delle apparizioni al festival di Chicago del 2015 ed in diversi locali della Windy City), esplora con grande interesse le possibilità offerte dalla tecnologia. Utilizza infatti una pedaliera generatrice di loop con la quale registra (rigorosamente dal vivo) vari suoni: vocalità che segnano il tempo ed il ritmo, con altre armoniche che si sovrappongono e costituiscono la base sulla quale il musicista canta e suona la solista, il tutto condito da una buona dose di effetti elettronici. Una tecnica divulgata dall'armonista di origini canadesi Son of Dave e diventata in breve uno stile al quale altri si sono accostati.
Paolo svolge inoltre il ruolo di endorser per le ottime armoniche Seydel (anche a me è capitato di chiedergli lumi in relazione a quelle in tonalità bassa costruite della marca tedesca di cui Paolo fa largo uso, ndr).
Il CD "Loopin The Blues" è la summa delle passioni di Paolo Demontis che alternano il Blues al Reggae, allo Hip Hop, al Funky. L'armonica gioca senz'altro un ruolo determinante, ma è con quel... preciso feeling che il musicista riesce a rivelare l'appartenenza dei singoli brani ai rispettivi generi. La voce, a volte distorta, ben si lega ad un sound che appare generosamente grintoso. So già che gli integralisti del Blues storceranno il naso, contrari come sono a qualunque forma di innovazione, peggio ancora se di natura tecnologica. Ma questi sono "problemi" assolutamente soggettivi...
Il disco cresce (come si dice) ascolto dopo ascolto. Risulta operazione non semplice "entrare" nei singoli pezzi raccontandoli a parole: la musica qui è tutta da sentire; vi indicherò pertanto  quelli che preferisco.  L'iniziale "Busy Crossroads", una sorta di funky dai tratti hip hop, è la chiara anticipazione dell'aria che si respirerà nel prosieguo.  "Don't Touch My Blues"  ricorda nel motivo i Canned Heat con gli effetti che la fanno da padrone per creare delle atmosfere che difinire a tratti psichedeliche non mi sembra un azzardo. Assai gradevole "Baby Please Go", che evidenzia le qualità di Demontis in quello che è il pezzo forte di ogni armonicista: il treno. Bella "Reggaetime Blues", in cui si intrecciano molto bene le diverse diatoniche, quanto la finale "Stomp & Go".  
Tutti e nove i brani di "Loopin The Blues" sono originali e, personalmente, interpetro questa pubblicazione come il risultato di una ricerca davvero coraggiosa che apre spazi ad evoluzioni interessanti. Disco particolarmente rivolto a chi è alla ricerce di nuove strade per tenere vivo l'interesse per il vecchio, caro, Blues.

 

  Paolo Demontis  voce, armonica, loopstation





www.paolodemontis.com

 
Herbie Goins  ... thinking of you...

La genesi della vita di ognuno di noi non è affatto scontata. Inoltre gli sviluppi sono decisamente condizionati dalle scelte fatte lungo la strada. Capita così che un artista con le carte in regola per diventare una star, che ha toccato vertici importanti negli anni migliori della sua carriera, decida - proprio sul più bello - di dedicarsi ad un'esistenza più tranquillla, pur senza mai negarsi al suo mestiere.
Fu per svolgere il servizio militare in Germania che il cantante americano Herbie Goins fu inviato in Europa dallo zio Sam. Nato in Florida nel 1939, si era spostato a New York negli anni 50 dove ebbe inizio la sua avventura artistica. Ma il destino gli avrebbe riservato ulteriori, grandi, sorprese. Alla fine della leva venne infatti ingaggiato dall'orchestra di Eric Delayne e si trasferì in Inghilterra. Erano gli albori dei sessanta, il Blues avava appena attraversato l'Oceano abbattendosi come un'onda di tsunami sulla Gran Bretagna. Il forte richiamo che ne derivò non sfuggì naturalmente a Herbie (al quale quella musica apparteneva geneticamente) che ben presto divenne la voce dei Blues Incorporated di Alexis Korner, colui che è stato consegnato alla storia come il mecenate del british blues. Incontrò e si esibì con il gotha del blues inglese (e non solo) come Mick Jagger, Robert Plant, John Mayall, Eric Clapton, Paul Jones, (tra i più noti), diventando l'idolo dei Mods (ricordate gli antagonisti dei Rockers?). Lasciati i Blues Incorporated si unì ai Nightimers che cambiarono il nome in Herbie Goins & The Nightimers, con un tale John McLaughlin alla chitarra, Graham Bond e Dave Moss. Conobbe anche un giovane Hendrix, che frequentava i club e spesso partecipava alle jam, ed il mitico Otis Redding. Quello con i Nightimers fu il periodo più felice della sua vita artistica (per sua testimonianza). Diverse tournée in tanti paesi europei tra i quali l'Italia che segnò la sua tappa d'arrivo. Non poteva immaginarlo, ma il grave furto del grande bus sul quale viaggiavano con tutte le loro cose avrebbe dato una svolta netta alla sua vita. Il tour si interruppe e gli altri tornarono in Inghilterra. Herbie decise di rimanere in Italia. Ho indagato sul motivo che l'abbia condotto a tale decisione, ma  non ho ricevuto risposte e la cosa rimarrà avvolta nel mistero. Nel nostro paese rimise insieme i pezzi e ricominciò dapprima come dj ed in seguito tornò sul palco.
Il chitarrista veneziano Guido Toffoletti (uno dei pionieri del blues nostrano) nel frattempo aveva saputo della sua presenza in Italia e si era messo sulle sue tracce. I due trascorsero qualche anno registrando ed esibendosi assieme prima che Il cantante americano mettese in piedi una band tutta sua, i Soultimer. Ed è proprio a questo periodo che si riferisce il CD "... thinking of you...", attingendo dalle registrazioni con i Soultimer e Toffoletti e con i gruppi romani Hardboilers e Jona's Blues Band. C'è anche un brano con Alexis Korner Blues Incorporated, la stupenda "Please, Please, Please" di James Brown. Il Cd si apre con due brani registrati con Guido Toffoletti, la classica "Evil" di Howlin' Wolf e "Whats Wrong With You" dello stesso Toffoletti, per passare al rock blues a tutto gas con la Jona's in "Born To Loose" di Goins. Il gospel fa capolino con "Searching", mentre tracce di country sono presenti in "Love Sick". Vi segnalo ancora la dolce "Lonely Is My Name", un brano scritto per quella che sarebbe stata la sua compagna fino alla fine, e mi fermo qui per non togliervi il gusto della scoperta.
Herbie Goins è scomparso a Latina, dove viveva con la moglie Celestina Morando, il 27 ottobre del 2015. Il lavoro per realizzare questa compilation è stato effettuato proprio dalla moglie quale magnifico gesto d'amore: il titolo è inequivocabile ed il risultato assolutamente eccellente!

Herbie Goins  voce
con
Alexis Korner Blues Incorporated
Guido Toffoletti's Blues Society
The Soultimer
The Hardboilers
Jona's Blues Band

www.herbiegoins.com/stampa.htm
 
 

Jona's Blues Band & Fernando Jones
Jonas Meets Jones


Trent'anni insieme! La Jona's Blues Band festeggia il ragguardevole traguardo con l'album "Jona's Meets Jones" registrato assieme al bluesman di Chicago Fernando Jones e con la partecipazione di numerosi ospiti. Un disco prodotto con il crowfunding che ha coinvolto i molti amici che la band si è guadagnata per continuità (tantissimi concerti, apparizioni televisive e radiofoniche...) ed importanti collaborazioni discografiche e live.
Il cammino della formazione romana è stato progressivo e gestito con saggezza, segno tangibile delle indiscusse qualità manageriali, oltre che - naturalmente - della notevole abilità dei singoli musicisti.
Fernando Jones, cantante e chitarrista di Chicago (cugino di Lefty Dizz, ndr.), è artista poliedrico con la passione per l'insegnamento del Blues. Una parte dei ricavati della vendita del disco andranno infatti per la realizzazione di un Blues Camp in Italia a cura della sua Blueskid Foundation. E' un enterteiner di razza con talento letterario (è anche scrittore): tutti i brani del disco portano anche (quando non solo) la sua firma.
Il sound è estremamente variegato e tende ad esaltare i solisti, "complice" il groove generato da un'ineccepibile ritmica a cura del simbiotico duo composto da Gianni Franchi al basso e Ranieri De Luca alla batteria.
Si parte con "Blood These Ticker Than Mood" un funky soul godibilissimo che ti fa annusare l'aria che si respirerà d'ora in avanti. "Serve It Up Hot" è un r'n'b di marca seventies firmato Jones-Franchi, decisamente grintoso, con basso e batteria "avanti" com'è d'obbligo in questi casi... Si svolta sul traditional con "The Blues Spares None" impreziosito dall'inimitabile mandolino di Lino Muoio. La seguente "Oil And Water" è un motivo in stile New Orleans che il sapiente arrangiamento rende "ondivago" con tracce di psichedelia miste al jazz sul finale: davvero interessante! "Slowly (Song for Carla)" è una ballad ritmata dal gusto tutto americano che potrebbe essere la hit single del disco, con un bel lavoro alla chitarra di Luca Casagrande che ritroviamo anche nel boogie "Boo bee doo bee doo", dal titolo onomatopeico che richiama alla mente il Louis Jordan più divertente. Quindi ecco lo swing in "How Come" che esalta le ampie "variabili" di cui è capace l'armonica di Marco Corteggiani, molto preciso nell'accompagnamento ma sempre pronto ad infiammarsi quando arriva il suo turno. Si ritorna prepotentemente al funky con "In Love With The Blues", giocata sui fiati e sul ritmo che la magnifica voce di Linda Valori rende uno dei momenti più esaltanti del disco. Fondamentale, nell'economia del sound, la chitarra di Paolo Strina.
Ci si avvia verso il finale con la ballad "How Long Til Fate", dolce e suadente come il canto di Claudia Marss, una ospite abituale, per giungere alla conclusiva "She's 54 (and don't need no mor)", un Chicago Blues di quelli che ti rimangono in testa e continuano a girare nonostante il piatto sia già fermo da un pezzo...
Si chiude così "Jonas Meets Jones" che, oltre a suggellare l'incontro con il grande Fernando Jones (che di per se non è cosa da poco...), consacra la Jona's come una tra le poche band in Italia che può vantare d'aver già percorso una strada così lunga e lastricata di grandi soddisfazioni.
 


 
 
      
 www.jonasbluesband.it
Gianni Franchi  bass, uku bass
Ranieri De Luca drums, tambourine
Marco Corteggi  harmonica
Paolo Strina  electric and slide guitar
Fernando Jones  vocals, back.vocals
guest
Luca Casagrande  guitar
Linda Valori  vocals
Claudia Marss  vocals
Carlo Conti e Giuseppe Ricciardo sax
Francesco Fratini  trumpet
Lino Muoio  mandolin
Francesco Lattanzio e Emilio Guidi  keyboards


 


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